La disprassia verbale è una patologia caratterizzata da un disturbo nella programmazione dei movimenti volontari in assenza di deficit organici e neuromuscolari. La caratteristica principale della disprassia è la dissociazione automatico-volontaria, cioè la conservazione del movimento dal punto di vista automatico, ma non volontario; in altre parole, il bambino con disprassia verbale riesce a produrre i movimenti fini della zona bucco-fonatoria in maniera automatica, ma non riesce a produrli in maniera spontanea, soprattutto se scollegati da un contesto. Il trattamento consigliato per questo tipo di patologia è di tipo logopedico e si articola su più livelli:

Si esegue una valutazione delle competenze del distretto bucco-fonatorio del paziente; viene valutata la capacità di compiere determinati movimenti spontaneamente, su imitazione e veicolati da oggetti che inducono il movimento (ad esempio la candela per soffiare ecc…) per individuare tutti quei movimenti che meritano un allenamento specifico. Contemporaneamente a questo allenamento, si svolge un lavoro sull’articolazione dei fonemi, in modo da migliorare la produzione orale.