Il disturbo di linguaggio è una patologia a livello funzionale che può essere evidenziata a partire dai 36-48 mesi, anche se già dai 24 mesi ci sono degli indicatori che potrebbero portarci a pensare che il nostro bambino sviluppi in seguito un disturbo di linguaggio. Una delle sue componenti: la pronuncia della parola, la scelta delle parole dal vocabolario, la comprensione delle parole e delle frasi, la strutturazione della frase secondo le regole grammaticali e l’organizzazione di un discorso possono essere inadeguate in assenza di deficit neuromotori, sensoriali, cognitivi e relazionali e si definiscono Disturbi Specifici del Linguaggio.

Nella classificazione dell’ICD 10 (International Classification of Diseases- redatta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) sono descritte le seguenti categorie:

  • Disturbo specifico dell’articolazione e dell’eloquio

  • Disturbo del linguaggio espressivo

  • Disturbo della comprensione del linguaggio

Dopo un’attenta valutazione svolta attraverso l’utilizzo di test standardizzati ma anche da un’osservazione in contesto ludico del bambino e una raccolta di campione di linguaggio spontaneo, si può procedere con un percorso di terapia logopedica mirato a risolvere progressivamente quegli aspetti del linguaggio risultati deficitari. La valutazione è preceduta da un colloquio con i genitori per un’anamnesi familiare e quindi conoscere meglio la storia clinica del bambino.

Vari studi hanno verificato l’importanza e l’efficacia del trattamento nei disturbi del linguaggio poichè diminuisce significativamente l’emergere di difficoltà di apprendimento della lettura e della scrittura.

Oltre all’intervento sul bambino sono altrettanto importanti degli incontri con i genitori per informarli sulle caratteristiche del disturbo, sostenerli nelle difficoltà comunicative e sociali che incontrano e per suggerire loro un modello educativo che favorisca lo sviluppo del linguaggio e riduca i comportamenti problematici.